13/03/2026
Nei boschi esistono soglie invisibili.
Non le tracci, non le vedi.
Le senti
un brivido leggero sulla pelle,
un momento in cui l'aria cambia consistenza
e il mondo ordinario sfuma in qualcosa d'altro.
È il posto in cui i passi si fanno più lenti
senza che tu abbia deciso di rallentare.
In cui il corpo sa, prima della mente,
che stai attraversando un confine
che non appartiene a te.
Allora ti fermi.
Non per paura
ma per qualcosa di più antico della paura.
Resti sulla soglia e chiedi il permesso,
in silenzio,
con il solo fatto di esserti fermata.
Perché certi passaggi non si attraversano,
si negoziano
con un respiro trattenuto,
con gli occhi bassi,
con il corpo che dice: so che siete qui,
so che questo è vostro.
Solo allora senti la risposta.
Non con le orecchie
con i sensi atavici,
quelli che dormono sotto il linguaggio e il pensiero
e si risvegliano all'improvviso
come se ricordassero qualcosa di antico.
Un fremito tra le foglie che non è vento.
Un silenzio troppo fermo per essere vuoto.
Occhi che non incontri ma avverti,
fissi su di te da una distanza
che non si misura in metri.
Sei entrata nel loro territorio.
Loro lo sapevano da prima che tu arrivassi.
Tu hai solo avuto il rispetto
di bussare.