Nessuno è Perfetto - Scuola Cinofila

Nessuno è Perfetto - Scuola Cinofila Non siamo i padroni di niente. Non siamo i servi di nessuno.

COSA ACCADE QUANDO PUNISCI FISICAMENTE UN CANE?Le punizioni corporali (ma non solo) attivano il circuito neurale dell'am...
07/03/2024

COSA ACCADE QUANDO PUNISCI FISICAMENTE UN CANE?

Le punizioni corporali (ma non solo) attivano il circuito neurale dell'amigdala e, per farla molto breve, generano paura.

La paura è un'emozione primaria che spesso produce nei cuccioli (di cane, ma anche di uomo) uno stato di intorpidimento stuporoso che non consente più al soggetto di riflettere quietamente, poiché quell'emozione pervade tutto lo spazio di quella giovane coscienza.

Molti cani cresciuti nella tradizione coercitiva che utilizza punizioni come metodo "addestrativo" (collare a strozzo, strattoni, urla, calci, colpi, schiacciamenti, minacce e intimidazioni) sembrano trascorrere l'intera esistenza in un simile stato stuporoso: essi si muovono in un territorio emotivo di permanente paura di nuove punizioni.

Spesso purtroppo esperienze positive successive e nuove informazioni non hanno più alcun effetto sulle paure depositate nel corpo nei primi mesi di vita e sui blocchi cognitivi che ne conseguono: per aiutare questi individui a volte non bastano neanche profondi percorsi esperienziali riparativi guidati da professionisti.

Dunque, se il tuo cane non "ascolta", non "capisce", non "impara", prima di agire in qualsiasi modo chiediti come sta lui o lei in quel momento.

Che cosa prova (in termini strettamente emotivi)?

E se non riesci a identificare lo stato emotivo, non fare niente.

Cercare di interpretare la situazione secondo le tue credenze ed esigenze ti porta solo fuori strada.
Chiediti piuttosto se è già stato punito fisicamente in passato e cosa puoi fare tu per non risvegliare quel dolore, per non confermare al tuo cane che Vivere significa provare continuamente la paura.

In fondo siamo tutti dei visitatori di questo tempo e di questo luogo.
Non facciamo altro che attraversarli.
Il nostro compito qui è osservare, imparare, crescere e amare.
Dopo di che, torniamo a casa. (proverbio aborigeno)

❤️

-Enrica Ceccarini-

In foto: Big Jack, la creatura più gentile che abbia mai camminato su questa terra, che un tempo fu "addestrato" con metodi coercitivi: il suo corpo ed il suo cuore hanno portato le cicatrici della paura per tutta la vita.







‼️Cosa fare se il tuo cane viene morso da una vipera. 🐾In questa stagione si risvegliano i Custodi dei Grandi Segreti de...
03/05/2023

‼️Cosa fare se il tuo cane viene morso da una vipera. 🐾

In questa stagione si risvegliano i Custodi dei Grandi Segreti della Terra: i Serpenti. 🐍

In Italia, la maggior parte di loro è innocua e chi possiede veleno, lo usa solo se si trova costretto a difendersi.

Se durante una passeggiata con il cane incontri un Serpente, non infastidirlo!

Invece di andare in gestione caotica della situazione, abbi cura di allontanarti mostrando al tuo cane la tua paura, in modo che impari per imitazione e senza rischi che ai Serpenti è meglio non avvicinarsi. 😨

Se non fai in tempo a prendere provvedimenti e il tuo cane viene accidentalmente morso, niente panico: nella prima immagine puoi trovare delle linee guida da seguire per agire correttamente. 🆘

Ricorda che esistono molti Serpenti, come la Biscia dal collare (Natrix natrix) che imitano la colorazione della Vipera ma sono assolutamente non velenosi (foto 2).

Una vera Vipera (foto 3 e 4) si riconosce così:
- è corta e tozza;
- ha il naso all'insù (alla francese);
- ha la pupilla a spicchio verticale (quella di Natrix natrix e altri Serpenti è rotonda).

In ogni caso, anche se incontri una Vipera e hai paura, sii rispettoso: non solo non hai il diritto di uccidere nessuno, ma non è giustiziando sul momento un animale che ti spaventa (perché non lo conosci abbastanza) che salverai il mondo!

🐍 Grazie! 🐍

-Enrica Ceccarini-

PER FORTUNA ADESSO SIAMO NOI GLI ADULTI.Vi ricordate quando, da bambini, avevate un giocattolo nuovo, che vi piaceva un ...
12/12/2022

PER FORTUNA ADESSO SIAMO NOI GLI ADULTI.

Vi ricordate quando, da bambini, avevate un giocattolo nuovo, che vi piaceva un sacco, e lo mostravate orgogliosissimi a tutti, con l'intento più o meno cosciente di essere un po' ammirati per come era bello quel giocattolo o per come ci sapevate giocare bene? 👶

A quel punto, poteva succedere che il parente o l'amico di turno vi dicesse: "Ma che bello quel giocattolo! Me lo dai?"
Ad essere onesti, voi avreste voluto rispondere che no, il giocattolo era vostro e che poteva ammirarlo nalle vostre mani, se proprio ci teneva, ma che non avevate voglia di darglielo.

Però non potevate.

Perché mamma e papà, le maestre dell'asilo o i vostri caregivers vi avevano già "educati", insegnandovi che ad una richiesta del genere non sta bene rispondere "No" e che le cose belle si devono dare anche gli altri, soprattutto se ce le chiedono gentilmente.

E così, sorridendo a labbra serrate, consegnavate di malavoglia il giocattolo nelle mani dell'adulto.
Il parente, a quel punto, prendeva il giocattolo, lo ammirava (falsissimo) e poi finalmente ve lo riconsegnava, tutto felice.
La sua soddisfazione non riguardava l'aver maneggiato il giocattolo in sé, ma l'egocentrica illusione di aver contribuito alla vostra educazione sociale, insegnandovi il valore della condivisione.

Ebbene, in realtà in questo modo avete imparato due cose: la prima è che bisogna stare molto attenti nel mostrare con orgoglio ciò che si ha a cuore, perché qualcuno potrebbe volercelo portare via (e potrebbe avere l'autorità per farlo).
La seconda è a non ascoltare e non accogliere le emozioni legate alla possessività, perché socialmente inaccettabili.
Il messaggio nascosto è: "Non ti ascoltare. Non comportarti come senti sia giusto per te, che è sicuramente sbagliato, ma come ti è stato detto che è giusto fare."

La buona notizia è questa: adesso siamo noi, gli adulti.
E finalmente eccoci qua: possiamo essere liberamente avidi e possessivi con ciò che abbiamo più o meno a cuore.
Possiamo esercitare il possesso sulle nostre automobili, sui nostri vestiti o gioielli e su tutti gli altri nostri giocattoli da adulti.

La cattiva notizia è sempre la stessa: adesso siamo noi, gli adulti.
E quando giochiamo con il nostro cane, gli chiediamo il "Lascia!" per ricordargli che deve darci la pallina e per insegnargli a "condividere".
E quando lui corre felice con in bocca un giocattolo da cani trovato nel bosco (un ramo caduto, lo scheletro di un animale, una bottiglia di plastica) per farsi un po' ammirare, lo acchiappiamo e glielo strappiamo via, per insegnargli a non prendere in bocca "cose strane".

Beh, per fortuna adesso siamo noi gli adulti.
Siamo stati "educati" e poi siamo cresciuti.

E ora, finalmente, possiamo scegliere.
Possiamo ricominciare ad ascoltare e ad ascoltarci.
E possiamo partire dal nostro cane.

-Enrica Ceccarini-

Oggi qui da me piove.Quando piove, se posso, mi accoccolo nel caldo rifugio della mia casa e, inevitabilmente, penso a c...
27/11/2022

Oggi qui da me piove.
Quando piove, se posso, mi accoccolo nel caldo rifugio della mia casa e, inevitabilmente, penso a chi sta fuori.
Fuori dalle mura sicure.
Fuori dal mondo domestico.
Fuori da ciò che conosco.

Nella prima foto, si vede come un gruppo familiare di cani a vita libera affronta una giornata di pioggia in Sicilia.
Questi non sono cani randagi (ovvero cani che un tempo avevano una famiglia e sono stati abbandonati in strada). Questi sono cani a vita libera, nati liberi.
È molto diverso.
Per questi cani, la Famiglia è composta dal loro gruppo.

Il riparo offerto da un balcone li porta a posizionarsi in fila (in un ordine sicuramente non casuale).
Le distanze e le prossemiche degli individui, sono significative dei legami affettivi che intercorrono tra loro.
Le posizioni dei corpi rivelano la fluida fiducia riposta nella coesione del gruppo, nonché la percezione che ognuno di questi cani ha di se stesso e del posto che ha scelto di occupare nel mondo.

Se ci si immerge completamente nell'immagine, sembra quasi di sentirli placidamente russare.

Nella seconda foto si vede come i cani affrontano la giornata di pioggia in un canile romano.

Alcuni di loro, un tempo, erano cani a vita libera.
Sono tutti bianchi perché, probabilmente, provengono per la maggioranza dal Sud, e quindi incroci di cani da masseria, derivati Maremmani e mezzi pastoracci. 🤍

Nessuno di loro ha più una famiglia: i parenti più accomodanti sono stati adottati dopo la cattura, mentre loro, i più ingombranti o i meno disponibili a scendere a compromessi, sono rimasti in cella.

I box sono singoli, altrimenti in così poco spazio le zuffe sarebbero all'ordine del giorno.
Il contatto sociale è impraticabile.
L'esercizio del libero arbitrio, impossibile.

Più in fondo, c'è addirittura chi sceglie di restare seduto fuori dalla tettoia.
Forse, la sensazione della pioggia sulla pelliccia è un piccolo conforto: l'unica possibile libera scelta rimasta in questo tipo di esistenza.

E allora, mentre piove, mi chiedo: per quanto ci possiamo impegnare con cucce riscaldate, cuscini morbidi e cibo di qualità, il tipo di esistenza immortalato nella seconda foto, è davvero ciò che i Cani Nati Liberi desiderano?

-Enrica Ceccarini-

“C'è un solo modo per capire in che direzione andare.Devi seguire la tua paura.Essa ti mostrerà la via.Fuggire da ciò ch...
06/11/2022

“C'è un solo modo per capire in che direzione andare.

Devi seguire la tua paura.

Essa ti mostrerà la via.

Fuggire da ciò che ti impaurisce è un modo per perdere il cammino: così facendo, ti allontani sempre più da ciò che stai cercando.

Se hai timore di affrontare quella persona o quella situazione, si trova proprio lì il nodo da sciogliere.

Quel nodo che, se riconosciuto e affrontato, ti donerà le chiavi della libertà.

Quando avverti paura, fastidio, irritazione e preoccupazione, non fuggire.

Rimani in ascolto di ciò che provi.

E con coraggio addentrati a scoprire il tesoro nascosto nel tuo malessere.

I tesori più preziosi vengono custoditi dal drago più feroce.

Per raggiungere i tesori, devi baciare il drago.”

Bert Hellinger

?

Forse non tutti sanno che, quando usiamo un bocconcino per chiedere al nostro cane di mettersi seduto o di dare la zampa...
08/10/2022

Forse non tutti sanno che, quando usiamo un bocconcino per chiedere al nostro cane di mettersi seduto o di dare la zampa, stiamo utilizzando una tecnica di ADDESTRAMENTO (piuttosto superata, tra l'altro) chiamata lured training: si utilizza il cibo come esca per spingere il cane ad eseguire un comportamento, mentre lui in realtà si áncora emotivamente alla promessa della ricompensa alimentare.

Fin qui, niente di drammatico.

Da professionista con approccio cognitivo relazionale trovo la cosa solo un po' triste ed offensiva nei confronti dell'intelligenza emotiva e sociale dei cani, ma pazienza: sono animali flessibili e, alla maggior parte di loro (Maremmani esclusi), sentirsi benevolmente trattati da imbecilli non reca grande sofferenza.

Ma cosa accade quando ci viene la brillante idea di utilizzare la stessa tecnica per convincere un cane che ha paura degli esseri umani ad avvicinarsi?
Ovviamente la domanda è rivolta ai non addetti ai lavori, in quanto, se vi dichiarate educatori, addestratori o altro, si PRESUPPONE che abbiate frequentato con successo un corso di formazione e che, durante tale corso, vi abbiano spiegato bene la cosa.

Quando spingiamo un cane che ha paura degli umani ad avvicinarsi per avere un bocconcino, succede questo:

1. non esponiamo una richiesta chiara e non dialoghiamo con il cane, bensì gli proponiamo un'attività (prendere del cibo) che nasconde una finalità altra (avvicinarsi a ciò che teme);
2. di conseguenza, chiudiamo le porte in faccia alla relazione e le apriamo al ricatto emotivo;
3. rendiamo difficoltoso al cane l'ascolto di se stesso, il riconoscimento delle proprie emozioni e la riflessività decisionale in quanto lui/lei sarà concentrato sull'esca alimentare e non su ciò che sta facendo;
4. spingiamo il cane a chiudere la distanza con l'uomo nella più totale inconsapevolezza della propria sfera emotiva e senza che lui/lei si senta pronto;
5. impediamo l'apprendimento: un cane messo in condizioni di stress, esattamente come un essere umano, non è in grado di imparare assolutamente niente;
6. il cane si renderà conto solo dopo aver mangiato il bocconcino di essersi avvicinato troppo a ciò che voleva evitare. Le conseguenze? Possibile crollo emotivo (stato di forte ansia o paura), un'ancora più forte reazione di allontanamento e rifiuto dell'esperienza e, infine, la possibilità di un comportamento aggressivo su base emotiva non appena il cane alzerà lo sguardo e si renderà conto di quanto siamo pericolosamente vicini.

Ovviamente, se siete dei semplici amanti dei cani, non è necessario che vi sentiate in colpa: da profani, tutti abbiamo fatto degli errori.

Se siete dei volontari, la cosa cambia: dal momento che avete scelto di prendervi la responsabilità di aiutare qualcuno, forse varrebbe la pena investire un po' del vostro tempo per formarvi adeguatamente e cominciare a farlo sul serio.

Se vi dichiarate dei professionisti, beh, spero per i cani con i quali lavorate che questo post sia stato superfluo.
Ma grazie comunque per averlo letto.
🙂

-Enrica Ceccarini-

PARADISI ARTIFICIALI.La questione dell'utilizzo di psicofarmaci in ambito cinofilo è ad oggi piuttosto complessa, dunque...
29/08/2022

PARADISI ARTIFICIALI.

La questione dell'utilizzo di psicofarmaci in ambito cinofilo è ad oggi piuttosto complessa, dunque non è mia intenzione addentrarmi in polemiche, ma preme la necessità professionale, etica e scientifica di chiarire alcuni concetti al riguardo.

Prima di tutto è importante sapere che i farmaci psicotropi (in medicina umana così come in veterinaria) agiscono su vari meccanismi del sistema nervoso centrale e sono pensati come coadiuvanti temporanei (ovvero come supporto chimico da utilizzare eventualmente e per un breve periodo di tempo, sempre sotto attenta sorveglianza medica) di una terapia comportamentale che l'umano è chiamato a sviluppare con il cane, sotto la guida di un istruttore cinofilo esperto e qualificato.

È dunque altresì importante sapere che gli psicofarmaci non "curano" il cane.
Non lo portano a "dimenticare" i traumi pregressi.
Non risolvono il problema con un colpo di bacchetta magica.
Non "cambiano" la personalità e il bagaglio esperienziale del cane, ma possono solo intervenire TEMPORANEAMENTE sulla sua modalità di processazione delle informazioni.

Aspettarsi che la terapia farmacologica trasformi un individuo e lo convinca ad adeguarsi alle nostre aspettative, è come mettere un coperchio su un pentolone di acqua bollente e aspettarsi che, così facendo, essa smetta di bollire: a prescindere dal fatto che noi la vediamo o meno, lì sotto l'acqua continuerà il proprio processo e, ad un certo punto, che ci piaccia o meno, fuoriuscirà dal contenitore.

Certamente: è molto più semplice accontentarsi di un superficiale verdetto di "irrecuperabilità" e limitarsi a trasformare il cane in un paziente psichiatrico piuttosto che addentrarsi all'interno del suo doloroso scenario emozionale, sentirsi riferire da un professionista tutto ciò che non va nella nostra relazione con lui/lei e infine mettersi al lavoro, con fatica e perseveranza, per migliorare (noi e il cane).

Certamente, ancora una volta, è più semplice somministrare tutte le sere una pastiglietta in un pezzetto di wurstel piuttosto che mettersi in discussione quotidianamente.

È così che il giovane Labrador insicuro (magari pure deprivato materno), acquistato sotto consiglio dello psicologo per superare un lutto familiare o per fare per therapy casalinga a tempo pieno, viene declassato a ingurgitare a vita farmaci che abbassino i suoi livelli di ansia.

È così che il meticcio catturato dalle campagne del Sud, magari ex semi-selvatico, che ha morso i volontari del canile durante un attacco di panico, viene stordito con farmaci che lo portino ad accettare tranquillo la prigionia.

Ed è così che il Jack Russel iper cinetico si sciroppa una bella dose di calmanti che lo "aiutino" a rilassarsi e a non mettere più in atto quei comportamenti compulsivi e distruttivi che ha trovato per gestire la frustrazione della vita in un monolocale.

Nella società che abbiamo costruito, oramai è più facile zittire che ascoltare.

Ma la triste domanda è: quando e successo che abbiamo smesso di voler ascoltare i disagi dei cani (nonché i nostri)?

Quando ci è passata la voglia di capirli e abbiamo cominciato a desiderarli emozionalmente muti?

E ancora: quanto questi paradisi artificiali sono davvero una necessità per l'individuo cane e quanto fanno comodo a noi?

Immaginiamoci la situazione ribaltata.
Uno scenario paradossale in cui i cani che vivono con noi hanno la possibilità di portarci dallo psichiatra per "curare" tutte quelle nevrosi, ansie e compulsioni che complicano loro assurdamente la vita.
In una situazione rovesciata, quale terapia meriteremmo?

-Enrica Ceccarini-

In foto: Cochi, ex morsicatore, un tempo dichiarato soggetto irrecuperabile affetto da distimía, con necessità di terapia farmacologica a vita.

"Se il cane abbaia lo devi ignorare"Ok.Se abbaia per pretendere attenzioni, forse.Può darsi.Ma dipende.E se abbaia per s...
16/08/2022

"Se il cane abbaia lo devi ignorare"

Ok.

Se abbaia per pretendere attenzioni, forse.
Può darsi.
Ma dipende.

E se abbaia per segnalare un problema?
O per chiedere aiuto in una determinata situazione?
O per esprimere uno stato emotivo alterato o un disagio?
Che si fa?

Si ignora anche quello?

Molte scuole di pensiero lo suggeriscono.
Come se ci fosse un libretto di istruzioni standard, valido per tutti i cani.

A mio avviso però in questo modo si vanno a creare le basi, a livello relazionale, per un ignorarsi reciproco.

E non è che poi ci possiamo lamentare se il cane fa finta di niente quando lo chiamiamo: glielo abbiamo insegnato noi che le richieste dell'altro si possono ignorare!
Giusto?

Ricordiamoci che, esattamente come noi, i cani sono individui.

Il primo passo per una relazione sana, da entrambe le parti, non è intervenire, ma domandare.

"Perché fai questo?
Come ti senti adesso?
Che cosa provi?
Quale emozione si muove in te, mentre stai abbaiando?
Che cosa sostiene questo comportamento?"

Prima di pretendere risposte assolute dal professionista di turno, provate a fare domande.

Domandatevi i PERCHÉ.

Sempre.

Chiedeteli al vostro cane.

Le risposte non sono fuori.

Il comportamento è solo lo strato in superficie.
Dentro ogni cane, esiste un mondo pieno di "perché".

Basta domandare.

-Enrica Ceccarini-

In foto: Robin, ex morsicatore, ex paziente psichiatrico, etichettato come "fobico", al quale nessuno aveva mai chiesto "Perché?".

"In questi anni di lavoro come professionista nel settore del recupero cognitivo comportamentale e della riabilitazione ...
16/07/2022

"In questi anni di lavoro come professionista nel settore del recupero cognitivo comportamentale e della riabilitazione emozionale, ho scelto di prendere distanza dal passato e dalle sue "tecniche".

Concetti come stimolo, risposta, rinforzo, tanto cari al protocollo del trattamento comportamentale, non mi rappresentano più da ormai molto tempo.

Non mi sono mai appartenuti, in verità.

Ma ci vuole molto coraggio per abbandonare ciò che ti è stato insegnato ad essere e diventare chi sei veramente.

Grazie alla guida dei cani, questo coraggio posso dire di averlo trovato.

Gli sguardi, le emozioni, i segnali sottili e i desideri fecero ingresso molto tempo fa' nel mio metodo di lavoro e, da quel momento, il registro della relazione divenne molto più importante delle aspettative, delle etichette e di ogni richiesta umana.

Quando si ha il privilegio di lavorare con cani "difficili" (è una parola che mi fa molto sorridere, in realtà), pensare in termini "comportamentali", raffredda moltissimo lo scenario emozionale del cane.

Aspettarsi dei "progressi", misurati in termini di dimostrazioni comportamentali, non fa che allontanarci dalla grandezza delle possibilità.

I cani, a volte, non "migliorano" come ci aspettiamo.
Possono avere dei lunghi periodi nei quali i cambiamenti sono pressoché irrilevanti, per poi lasciarci sbigottiti ad osservare improvvise e strepitose evoluzioni cognitive.

Quando si lavora con i cani, si può essere in molti modi.

Ma se si lavora PER i cani, sono necessarie creatività, flessibilità e consapevolezza.
E soprattutto, il coraggio di ripetersi sempre: "Non so ancora niente."

-Enrica Ceccarini-

Estratto del libro:
"Cinovagabondi. Pensieri, sensazioni e appunti di vagabondaggi cinofili." di Enrica Ceccarini.
Disponibile su Amazon.

In foto: Micky, ex cane di canile, in uno dei momenti in cui, nonostante gli anni di reclusione, si è preso cura delle mie mancanze.
In questa foto era ancora senza famiglia, eppure già così generoso, senza che nessuno glielo avesse mai "insegnato".
Micky è stato felicemente adottato.

❤️

Ci sono cani-maestri che, con il loro esistere, ci indicano la strada.Lei, ad esempio, era l'Imperatrice Isotta.Era una ...
14/07/2022

Ci sono cani-maestri che, con il loro esistere, ci indicano la strada.

Lei, ad esempio, era l'Imperatrice Isotta.
Era una di quei maestri.

Lei ci ha mostrato come, alla fine, quello che vogliono i cani quando stanno morendo non sia altro che poter continuare a vivere come hanno sempre scelto.
Fino alla fine.

Le passeggiate.
I giochi.
I compiti del quotidiano essere insieme.
Le corse, anche se più lente.
Poter continuare a rivestire quel ruolo importante che hanno scelto per loro stessi, fino alla fine.

Fino a che non mancherà il respiro.
Fino a che i battiti del cuore non basteranno più.
Fino a che non scenderà il buio.

Per noi, che quando siamo malati richiediamo e ci aspettiamo attenzioni e commiserazione, è una cosa difficile da comprendere.

Ma per loro, riuscire a vivere fino in fondo è il modo migliore per salutare questa Terra.

Se sono cani di famiglia, non vogliono essere allontanati da casa e ricoverati in una gabbia angusta.

Se sono cani a vita libera, non vogliono essere catturati e privati della libertà che hanno scelto.

I cani vogliono Vivere.
Ma Vivere Davvero.
E sanno benissimo che questo significa nascere e anche morire.

-Enrica Ceccarini-

❤️
In questa foto, Isotta aveva 12 anni e le era stato scoperto da qualche mese un carcinoma polmonare già metastatico, inoperabile.
Ma per lei, che era cresciuta libera e non conosceva il significato della parola "terminale", la tachicardia e al respiro corto erano solo il segnale che, anche se si poteva fare meno, si doveva fare tutto.
Isotta, con la sua posa da Imperatrice, ha scelto di godere della magia del bosco e del fiume fino all'ultimo giorno.
Accompagnarla in questo dignitoso e ancestrale passaggio, cogliendo l'occasione per affrontare alcune paure, è stato un privilegio immenso.
❤️

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