28/01/2021
Intervista a Giancarlo Ferron.
Proponiamo oggi un’intervista a Giancarlo Ferron, naturalista e scrittore di fauna selvatica.
Intervista curata da Ornella e Marco .
1. Chi è Giancarlo Ferron?
In poche parole: sono un appassionato naturalista. Da più di trentatre anni lavoro in montagna come guardiacaccia, ho scritto il testo e curato la regia di alcuni documentari sulla fauna alpina, sono un fotografo naturalista e ho scritto una decina di libri. Testi che parlano dei rapporti fra l’uomo e gli animali. Il mio primo libro, che oggi ha superato le dieci edizioni, s’intitola “Ho visto piangere gli animali”, parla della piaga del bracconaggio; invece il più recente, “Hanno ucciso l’orsa”, parla dell’uccisione dell’orsa Kj2, avvenuta a Trento nel 2017.
2. Come vedi la gestione del progetto “Life Ursus” in Trentino?
Ho vissuto questo progetto come un evento straordinario, anche con una punta d’invidia in verità, per non essere anch’io trentino e poter partecipare attivamente a tutte le operazioni. Secondo me all’inizio è stato un progetto ben organizzato, gestito da persone appassionate e molto competenti. Da quello che leggevo e sentivo nei convegni, tutti gli addetti ai lavori ne parlavano bene e consideravano l’esperienza trentina un esempio da seguire a livello internazionale. Però, con il tempo, qualcosa ha cominciato a non funzionare. L’obbiettivo di ricreare una popolazione di orsi autosufficiente è stato quasi raggiunto ma, nel frattempo, si sono guastati i rapporti fra l’orso e l’uomo. L’aspetto reale del conflitto, per intenderci quello dei danni agli allevamenti, è solo una piccola parte del problema, quella che viene strumentalizzata per non affrontare seriamente l’aspetto vero della questione. Se noi osserviamo ciò che sta accedendo anche con il lupo che, si badi bene, è arrivato da solo ovunque in Italia senza alcun progetto, capiamo che le ragioni del conflitto hanno radici profonde e ataviche. Il successo che l’uomo ha conosciuto come specie l’ha portato a pensare di essere onnipotente. Ciò che disturba va eliminato, ucciso, controllato, anche se questo significa causare gravissimi squilibri a livello planetario e la perdita irreversibile di biodiversità. Il lavoro che ora c’è da fare, non solo nell’ambito di questo progetto, ma anche a favore del lupo e della biodiversità in generale, è quello di ricucire culturalmente i rapporti fra uomo e natura. È ovvio che è necessario mettere in atto tutti gli strumenti per tutelare gli allevamenti, per fare prevenzione e tutte le cose pratiche che già conosciamo ma, secondo me, dobbiamo concentrarci di più sulla cultura, sull’informazione corretta, anche se è scomoda e impopolare. È un’operazione difficile e lunga che richiede l’iniziativa e l’impegno del potere politico ai più alti livelli.
3. “Orsi problematici” è un termine molto utilizzato per identificare animali che entrano in contatto con le attività antropiche; esistono orsi problematici o lo diventano perché è l’uomo che non adegua le proprie attività alla presenza di questo “grande carnivoro”?
È ormai dimostrato che gli orsi diventano confidenti, dannosi, e potenzialmente pericolosi, quasi sempre perché siamo noi a non rispettare le regole. Negli anni cinquanta del novecento, nel Parco americano di Yellowstone, furono ammazzati tantissimi orsi perché si erano abituati a ricevere cibo perfino dalle mani dei turisti. Gli orsi mendicavano cibo lungo le strade di accesso al Parco, i visitatori regalavano merendine dal finestrino della macchina per sfiorare la pelliccia dell’orso o per scattare qualche foto a distanza ravvicinata. Quando si verificarono le prime aggressioni, con esiti molto gravi, le autorità dovettero uccidere gli orsi più confidenti e imporre regole severissime ai visitatori del Parco. Sarebbe una cosa saggia non ripetere lo stesso errore e curarsi della prevenzione, anche regolamentando il comportamento di escursionisti e cittadini in generale.
4. Orsi e letargo: ma vanno tutti in letargo? Quali le condizioni per tale situazione?
L’orso è un animale particolare con atteggiamenti soggettivi anche per quanto riguarda il letargo. La regola generale è che l’animale si ritira in una caverna rifugio per passare l’inverno in stato di torpore, consumando il grasso sottocutaneo accumulato durante l’estate. Si parla di torpore e non di sonno profondo, come quello delle marmotte o dei ghiri, perché l’orso si sveglia facilmente e può reagire se viene disturbato mentre è in tana. Le femmine vivono la gravidanza, il parto e il primo periodo di allattamento dei piccoli mentre sono in letargo, senza mai mangiare né bere nulla. Si conoscono casi di orsi che a volte non vanno in letargo e di altri che ogni tanto si svegliano e fanno quattro passi fuori dalla tana.
5. Come è ben noto ci sono tre orsi rinchiusi al Casteller di Trento e, secondo il rapporto del CITES, in condizioni non idonee per il loro modo di vita, dato che vengono tenuti segregati in piccole celle di cemento e fatti uscire a turno nel prato antistante, solo per qualche ora a settimana; esistono altre soluzioni per gestire gli orsi che si ritengono “pericolosi” , secondo quanto dichiarato da chi gestisce il Trentino?
Qui il discorso si fa complesso e riguarda tutta la catena degli eventi. È come sbagliare ad abbottonare il primo bottone della camicia: se sbagli il primo li sbagli tutti. Nel nostro caso il primo bottone consiste nel giudicare un orso pericoloso o problematico. Una volta che l’etichetta è stata attaccata a un determinato orso, tutto il resto è conseguente e inevitabile, anche se l’etichetta è sbagliata. Il soggetto incaricato dalla legge a decidere su questo particolare importante è un’Autorità politica. Il politico detiene un potere che gli è dato dai consensi, non certo dalla competenza. Pertanto il suo agire, anche se in buona fede e supportato dai dati reali, può essere sbagliato o tendenzioso perché influenzato da convinzioni personali o pressioni che verosimilmente hanno più a che fare con i consensi che con la scienza. Tutto ciò premesso gli orsi “davvero pericolosi” e sottolineo più volte “davvero”, possono sicuramente essere gestiti diversamente. È inutile girarci intorno, l’ho scritto anche nel libro citato all’inizio, che se io fossi un orso preferirei essere ammazzato con un colpo in fronte piuttosto che restare tutta la vita rinchiuso nel più lussuoso dei recinti. D’altra parte, sulle nostre montagne, con le motivazioni più disparate e fantasiose vengono uccisi continuamente migliaia di cervi, caprioli, camosci e volpi senza che quasi nessuno s’indigni. Quindi, prima è necessario prevenire, evitare, con la cultura e le regolamentazioni rigorosissime, che l’orso abbia la possibilità di diventare confidente e potenzialmente pericoloso; poi bisogna pretendere che siano persone competenti per scienza e non per voti, a decidere se un orso è o meno quello che dicono.
Infine, le persone responsabili della detenzione degli orsi del Casteller, se i fatti accertati e fotografati negli atti di Polizia Giudiziaria costituiscono reato, saranno sicuramente perseguite dall’Autorità Giudiziaria, con i tempi della giustizia.
6. Recentemente una sentenza del Consiglio di Stato ha decretato che le ordinanze emesse per la cattura di M49 sono legittime. Una vera e propria condanna all’ergastolo per l’orso più famoso del mondo. Ma anche una legittimazione indiretta a procedere con questo modus operandi, anche per altri animali. Che idea ti sei fatto di questa situazione?
Non sono preparato su questo punto, perché non ho avuto modo di leggere la sentenza, ma suppongo si riferisca alla correttezza formale dell’atto amministrativo e alle sufficienti motivazioni che hanno condotto all’emissione dell’atto stesso. Non credo si tratti di un giudizio sulla interpretazione dei dati che l’hanno determinato. Mi viene spontanea anche una considerazione sui termini: “legittimo” significa conforme alla legge, non significa “giusto”. Come dicevo prima, se la legge attribuisce valore tecnico a una interpretazione politica, e questa è inserita correttamente in un atto formale, i giudici non possono che convalidare. Invece non sono d’accordo sul fatto che la sentenza possa in qualche modo legittimare un comportamento analogo in futuro; ogni caso è a sé.
Su M49 mi sono fatto l’idea che la sua detenzione sia davvero una cosa sbagliata per il fatto che mi ricorda tantissimo M4 con il quale ho avuto a che fare personalmente. M4 è un orso che in gioventù ne ha combinate davvero tante, prima in provincia di Trento e poi da noi nel vicentino. Ha ucciso e ferito tantissimi bovini e poi, all’improvviso, è scomparso. Tutti, io per primo, pensavamo che qualcuno l’avesse ammazzato e invece è ricomparso in Friuli VG. Dalle notizie che mi arrivano pare che la maturità gli abbia fatto mettere la testa a posto, nel senso che ha praticamente smesso di predare il bestiame domestico se non in rare occasioni. Ho sentito di casi analoghi anche in una relazione in un convegno (della quale non cito l’autore per il timore che la memoria m’inganni). Quindi penso che sarebbe giusto dare almeno il tempo a M49 di diventare un orso saggio da libero.
7. Un recente documento tecnico emesso da ISPRA con la collaborazione di alcuni tecnici del MUSE, ha evidenziato molte carenze nella gestione dell’orso, mettendo anche in evidenza un probabile aumento della popolazione ursina; e con ciò stimando anche un aumento di casi “problematici”; in tale documento si evidenziano le linee guida del PACOBACE, che pongono all’ultimo posto l’ipotesi dell’abbattimento di un animale definito pericoloso. La politica ha subito letto l’ultima opzione come la più facilmente percorribile. Un altro escamotage per evitare di avviare percorsi più sostenibili ma più impegnativi?
Se non sbaglio il documento parla di un prevedibile aumento della popolazione di orsi senza con questo sottintendere che saranno troppi rispetto al territorio. Questo dà torto marcio ai grilletti facili che già da tempo, con i numeri attuali, dicono che la densità degli orsi è troppo alta. La tendenza a uccidere gli orsi invece di impegnarsi per mettere in atto le strategie conosciute per rendere la convivenza possibile, è indubbiamente un atteggiamento sbagliato. L’impegno costante e a lungo termine è difficile da chiedere ai cittadini, è più facile proporre soluzioni sbrigative e immediate: spariamo all’orso e non pensiamoci più. La verità è che le cose giuste sono sempre impegnative per tutti, come l’onestà, la giustizia e l’etica. Stranamente ci fidiamo ciecamente della competenza del nostro medico ma, nello stesso tempo, confidiamo nella politica e non nella scienza per la tutela della natura, che è un bene primario al pari della salute. Giustamente, come dite voi, il documento ISPRA – MUSE descrive una serie di azioni di prevenzione che sono ancora da mettere in pratica o migliorabili, quindi è necessario concentrarsi prima di tutto su questo aspetto.
8. Per quanto riguarda i tre orsi detenuti al Casteller, pensi ci sia la possibilità di vederli di nuovo in libertà oppure saranno davvero destinati a restare rinchiusi a vita?
Temo che più passa il tempo più sarà difficile liberarli, non fosse altro perché la cattività li costringe alla relativa vicinanza dell’uomo facendo aumentare il loro grado di abitudine alla sua presenza. Ritengo che dovrebbe essere sicuramente rivalutata la posizione di M49; reputo in ogni caso necessario e urgente trovare comunque una sistemazione diversa e più adatta a questi poveri detenuti.
9. Secondo le tue conoscenze, dopo un periodo di cattività relativamente lungo, possono essere rimessi in libertà?
La cattività in posti così angusti favorisce l’insorgere di comportamenti stereotipati e ripetitivi che rasentano la follia. Sinceramente non saprei dire quale sarebbe il tempo limite in questo senso.
Giancarlo Ferron (foto).