27/07/2026
𝗜𝗹 𝗰𝗮𝗻𝗲: 𝗱𝗮 𝗮𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗼 𝗱𝗮 𝗱𝗼𝗺𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲?
C’è una contraddizione nella relazione con il cane che mi fa riflettere e, al contempo, non mi fa trovare una spiegazione razionale e ragionevole.
Tutti noi che viviamo con un cane lo definiamo un compagno di vita, anche un membro della nostra famiglia. Lo amiamo fino a dirgli che è meglio di tante persone, ci preoccupiamo per lui quando non sta bene, condividiamo gli spazi comuni, le abitudini e pezzi importanti della nostra vita.
Ma quando le sue intenzioni divergono, anche se di poco, dalle nostre aspettative, a volte il linguaggio dell’umano cambia radicalmente quando parla di lui: non devi lasciargliela vinta, deve capire chi comanda, devi farti rispettare.
Qui nasce una domanda che vorrei condividere anche con tutti voi che leggete questo breve articolo: come può un essere vivente, nello stesso tempo, essere un compagno da amare e un competitor da dominare?
Vivere insieme al nostro cane significa coordinare continuamente le nostre intenzioni con le sue. A volte queste convergono: vogliamo andare nella stessa direzione, si fa fare tutto quello che ci viene in mente e così tutto sembra semplice. Altre volte, però, le nostre intenzioni divergono dalle sue: noi vorremmo proseguire in una direzione, lui fermarsi ad annusare; noi decidiamo di richiamarlo, ma lui preferisce restare dov’è.
Quando accadono questi momenti dovremmo vedere un individuo, il cane, con un’intenzione diversa dalla nostra, eppure a noi umani viene raccontato, o pensiamo, che ci stia sfidando. Il cane è lo stesso, cambia ciò che accade in noi, nei nostri modelli di stare in relazione con gli altri e nel significato che attribuiamo a un essere vivente che non risponde immediatamente alle nostre richieste.
Porre limiti, avere regole, assumersi responsabilità fa parte della vita insieme al cane, sono io il primo a non metterlo in discussione. Ma un limite può nascere dalla relazione profonda che costruisco con un cane, oppure dal bisogno di dimostrare chi ha l’ultima parola, forse quella che ci è stata negata in diversi momenti della vita e il cane sembra essere diventato la nostra rivincita, qualcuno da dominare, forse perché qualcuno ha dominato noi in certi momenti: educazione genitoriale e frustrazioni o sfruttamento lavorativo.
Ma il cane in tutto questo non c’entra niente e allora, quando sentiamo il bisogno di “non dargliela vinta”, potremmo domandarci:
cosa accade in me quando il cane vuole qualcosa di diverso da ciò che voglio io?
Perché appartenersi non significa volere sempre le stesse cose. Significa poter attraversare anche una divergenza senza trasformare chi amiamo in qualcuno da sconfiggere.
Attilio Miconi