16/05/2026
Occuparsi di disturbi della Mente richiede Rispetto e Gentilezza 💜✨
Tutti ringraziano Trieste. Ma la rivoluzione era già finita a Gorizia.
Il 16 novembre 1961 Franco Basaglia, 37 anni, varcò per la prima volta il cancello del manicomio provinciale di Gorizia. Disse che sentiva odore di morte — lo stesso che aveva respirato in carcere da giovane, da antifascista.
Dentro c'erano circa 650 persone. Testa rasata, pigiami identici, nessun effetto personale. Reparti sprangati. Contenzioni meccaniche. Elettroshock senza consenso. Non era una struttura sanitaria: era una struttura di controllo.
Basaglia aveva 37 anni e nessuna intenzione di amministrare quella roba.
Nei mesi successivi cominciò a smontare il sistema pezzo per pezzo. Prima le camicie di forza, abolite. Poi i letti di contenzione, rimossi. Poi i cancelli dei reparti, aperti. Le reti metalliche che separavano il manicomio dalla città — abbattute fisicamente, non metaforicamente.
E poi la cosa più radicale: le assemblee. Pazienti, medici, infermieri, volontari seduti insieme a discutere le regole, i conflitti, i permessi, le dimissioni. Il malato smise di essere un oggetto da custodire. Diventò qualcuno che parlava.
Aspetta, perché qui arriva il bello.
Quell'approccio funzionò. Il numero dei ricoverati cronici a Gorizia cominciò a scendere — in modo consistente, negli anni. Non perché li rimandassero a casa senza supporto, ma perché il modello di cura stava cambiando davvero.
Gorizia divenne un caso. Jean-Paul Sartre venne a visitare il manicomio e ne scrisse. Delegazioni arrivavano da tutta Europa a vedere cosa stava succedendo in questa piccola città di confine.
Nel 1968 quell'esperienza fu raccolta in un libro pubblicato da Einaudi: L'istituzione negata. Rapporto da un ospedale psichiatrico. Un volume corale — voci di pazienti, infermieri, medici, verbali di assemblee — curato da Basaglia con l'équipe goriziana e con Franca Ongaro Basaglia. Scosse l'Europa. Rese visibile quello che si nascondeva dentro i manicomi di mezzo continente.
Spoiler: la storia non finisce a Gorizia.
Dal 1971 Basaglia si spostò a Trieste, dove portò il modello goriziano a scala industriale: Centri di salute mentale territoriali, cooperative di lavoro per i pazienti, case-famiglia. Il manicomio di Trieste fu il primo in Europa ad essere di fatto chiuso, prima ancora che esistesse una legge che lo imponesse.
E quella legge arrivò il 13 maggio 1978 — la legge 180, la prima al mondo a sancire per via legislativa la chiusura dei manicomi come istituzione. Niente più ospedali psichiatrici, niente più ricoveri coatti a vita: solo servizi territoriali, solo persone con diritti.
Senza Gorizia non c'era Trieste. Senza Trieste non c'era la legge 180. Senza la legge 180, l'Italia avrebbe aspettato decenni quello che il resto del mondo avrebbe copiato da lei.
In breve:
Il 16 novembre 1961 Basaglia prese la direzione del manicomio di Gorizia con 650 ricoverati, contenzioni e reparti sbarrati.
In pochi anni abolì la contenzione meccanica, aprì i reparti e istituì assemblee con pazienti e personale — il modello funzionò e i ricoveri scesero.
Quell'esperienza generò il libro L'istituzione negata (Einaudi, 1968) e ispirò la legge 180 del 1978: la prima legge al mondo a chiudere i manicomi.