11/06/2026
I cani sono cani.
Poi ci sono dei cani che sono leggermente diversi.
Il lupo cecoslovacco non è un cane nel senso stretto del termine.
Il lupo cecoslovacco ha un oscuro passeggero da cui non può mai separarsi. Ogni tanto prende il sopravvento e il cane scompare per lasciar spazio ad altro.
Quando cambia lo sguardo, quando l'occhio si illumina di una luce incomprensibile a chi non li vive... è li che dottor Jeckyll lascia il posto a Mr Hyde. È li che gli umani rimangono sorpresi dalle sue reazioni, dalle sue decisioni, da ciò che fa... e in linea generale sono cose che da un cane non ci si aspetterebbe.
Le sue decisioni sono dettate spesso da qualcosa di profondo e incomprensibile. Sono rapide, fulminee, non politically correct per il nostro modo di vedere le cose, di interpretarle, di gestire situazioni e relazioni. Non sono esattamente ciò che ci si aspetterebbe da un buon cane di famiglia, o da un buon cane integrato nella società. Perché a lui non frega un bel niente di essere integrato.
Un vero lupo cecoslovacco lo vedi da lontano. Uno di quelli non cambiati, non asserviti, non canizzati. Lo vedi perché in quegli occhi ambra c'è sempre un alone di "e a me che me ne frega delle vostre regole!".
Si, perché lui ha le sue. E seguirà quelle.
Lui ha il branco e ricoprira' il suo ruolo e seguira' il suo leader, non umano... il suo vero leader. Solo dopo il leader in seconda. Bipede forse.
Lui ha la sua disciplina e la fara' rispettare a modo suo, che ci piaccia o no.
Lui ha l'onestà. Lui ha la lealtà. Lui ha la libertà dell'anima selvaggia.
Lui ha le sue percezioni su cui si basano le sue decisioni e noi non potremo mai sapere cosa li spinge in una direzione o nell'altra. Noi non potremo mai trovare spiegazione al suo oscuro passeggero, perché noi ci siamo allontanati cosi tanto dal nostro animale interiore che il selvatico ci è ormai sconosciuto e incompreso.
Potremo fermarli, gestirli, controllarli, insegnar loro la civiltà, almeno in parte, ma non potremo mai davvero capirli.
Il compito più arduo è accettarli. Accettare la loro duplicità e farne un punto di forza.
Solo così potremo entrare un po' nel loro mondo e imparare qualcosa.
( Costanza Guasconi)